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Close up

Uzak

Riccardo Protani, Close up (Italy), May 2003


Lontano. Lontano dagli altri, da casa, da un futuro per lo meno decente ove ricamar chimere come stelle cadenti su una nave salpata direttamente dal porto di speranze salmastre, e immense, come il mare, vivo e presente in ognuno di noi. Un oceano di possibilità quasi illimitate specialmente in chi travaglia il miraggio di una vita migliore affogandolo nel ghiaccio di una Istambul invernale e decisamente lontana da ogni apparenza folcloristica, turistica o sportiva che sia, e quasi immobile spettatrice del dinamismo talvolta esasperato dei suoi abitanti.

Storia di uno dei film più premiati sulla croisette 2003, una sorta di scommessa del turco Nuri Bilge Ceylan, postomoderno neorealista sui generis (adora far recitare attori non professionisti, specialmente se suoi parenti, avvinghiandoli in un universo sconfinato di ricercatezze estetiche e narrative colte fino alla poesia), e ora, grazie ai lusinghieri commenti francesi ed europei, fautore di un vero e proprio successo inaspettato.

Uzak, gran premio della Giuria e miglior interpretazione conferita ex aequo ai due attori protagonisti maschili, Muzaffer Ozdemir e Mehmet Emin Toprak, profuma di quel fascino da film di altri tempi e altre mitologie, agli antipodi con i fulgori del virtuale acrobatico e assolutamente improntato al dogma dell’immagine onomatopeica, quella che senza troppi discorsi inutili comunica solamente per ciò che mostra: Uzak è film di silenzi eloquenti come mille discorsi ad effetto, ma il verbo, comunque presente, serve quel tanto che basta a decifrare a tutto tondo le mille amare vie del destino in vite corrose dal lasciarsi andare, dalla sfortuna, dalla sorda incapacità di vivere fino in fondo anche gli aspetti più difficili del quotidiano.

Una fotografia stupefacente e quasi metatestuale, se riferita alla trama, che per tutto il film rincuora più di tanti gratuiti funambolismi colorati accompagna l’esistenza di Ozdemir, talentuoso fotografo professionista deluso perfino dalla sua arte, e Toprak, suo parente a alla perenne ricerca di un lavoro che gli permetta di rimpinguare i conti pericolanti della sua povera famiglia. E proprio Toprak, cugino di Ceylan e premiato alla memoria dopo essere scomparso prematuramente pochissimo tempo dopo aver terminato il film, più di tutti, forse anche complice l’amaro epilogo del suo successo, incarna la filosofia amara e malinconica insieme di Uzak, una sorta di humus dolceamaro sulle possibilità del singolo affrante da un fato carogna e sfortunato. Una provvidenza au contraire quindi, destinata a marchiare i naufraghi di questa valle di lacrime attraverso il miraggio molto poco gratificante del sopravvivere per quieto vivere.