nbc home  



“Uzak”, di Nuri Bilge Ceylan

Simone Emiliani, Sentieri Selvaggi (Italy), 5 Luglio 2004


Più che un cinema di personaggi, sospesi nei loro lunghi silenzi, un cinema di ambienti, di inquadrature prolungate sulla città come la neve che cade sui palazzi, la nave incagliata, le immagini del porto all’alba. Lo sguardo del regista turco non costruisce le immagini ma piuttosto le attraversa per poi sospenderle


Presentato in concorso al festival di Cannes del 2003 e vincitore del Gran Premio della giuria, Uzak, diretto dal turco Nuri Bilge Ceylan (Karaba, 1998 e Nuvole di maggio, 2000) ha al centro della vicenda due personaggi, un fotografo e un giovane parente che sogna di diventare marinaio e si va ad installare a casa sua per diversi giorni.

Più che un cinema di personaggi, sospesi nei loro lunghi silenzi, un cinema di ambienti, di inquadrature prolungate sulla città come la neve che cade sui palazzi, la nave incagliata, le immagini del porto all’alba.

Lo sguardo del regista turco non costruisce le immagini ma piuttosto le attraversa per poi sospenderle, come quelle all’interno dell’abitazione dove si alimenta la sottile tensione dei due protagonisti.

Certamente la struttura documentaria dell’opera del cineasta turco, dove si avverte l’influenza di Kiarostami nell’estremizzazione dell’elemento paesaggistico che inghiotte i personaggi, lascia l’opera talvolta in una opaca staticità.

Al tempo stesso gli spazi spesso diventano barriere (le porte dell’abitazione, l’aria, la colonna dell’aereoporto) da dove i protagonisti si guardano continuamente senza essere guardati.

Necessità di spiarsi, di far pesare con lo sguardo l’assenza delle parola, di lasciare sospesi i desideri. Quindi Uzak come cinema della lontananza (letteralmente il titolo significa “lontano”), sempre sospeso sulla linea di desideri, speranze, aspirazioni appena accennati. L’opera di Nuri Bilge Ceylan è certamente affascinante dal punto da un punto di vista visivo dove è evidente il talento fotografico nel modo di costruire le inquadrature, di lasciar pesare la presenza di una città assente e comunque onnipresente, ma manca l’interazione tra i due protagonisti; la tensione tra i due personaggi esplode improvvisamente attraverso accumulo di dettagli, di situazioni raccontate attraverso una narrazione semplicistica che crea comunque sempre una certa distanza sia dal fotografo e dal suo lontano parente, sia dagli ambienti rappresentati.

Uzak ha rappresentato rappresenta il ritorno del cinema turco in concorso a Cannes, dove trionfò circa vent’anni fa con Yol di Ylmaz Güney. Oltre al Gran Premio della Giuria, il film ottenne la Palma, ex-aequo, anche per i due interpreti maschili, Muzaffer Ozdemir e Mehmet Emin Toprak. Quest’ultimo è deceduto in un incidente stradale due giorni dopo la fine delle riprese del film.